Cosa troverete? E chi può dirlo?!

Cari visitatori, questo blog nasce per sfida e per gioco, sfida contro il tempo tiranno e per gioco con le amiche di Ispirazioni & co. La realtà è che non avendo molto tempo, molto poco posso dedicare a questa nuova esperienza; prevedo pochi e sintetici post ma spero che comunque vi faccia piacere passare da qui ogni tanto!

martedì 8 dicembre 2015

Tradizioni quasi magiche: u scantu

La magia sembra esistere in ogni cultura ed in ogni dove. Viene definita come insieme di atteggiamenti e pratiche rituali destinate a dominare / controllare la realtà quando l'uomo sente di non poterlo fare direttamente o sente di essere sopraffatto da una forza sconosciuta. Freud l'ha intesa come manifestazione del pensiero onnipotente, tipico dei bambini, che non avendo ancora chiara la differenza fra mondo esterno e mondo interno, ed essendo in balia dell'Es, usano il pensiero magico per farsi sempre soggetto delle circostanze. Abbastanza condivisa è l'idea che la magia abbia trovato una sua naturale  evoluzione nella religione o che, quanto meno, quest'ultima derivi dalla prima; nella religione cattolica le reliquie, i santi guaritori, i miracoli, ne sono una testimonianza.

A questo punto la mia attenzione si stacca dal libro e vaga nei ricordi... Ormai sono tanti anni che non c'è più ma la ricordo con grande affetto, "a za Pippiniedda" . Una donnina esile e minuta, con la pelle rugosa e morbida. Quando ti salutava, con il calore e l'affetto che solo una donna profondamente buona poteva usare, sentivi sul viso quella morbidezza straordinaria mista al suo profumo di nonna. 
Arrivare a casa da za Pippiniedda era già un rito e  la sua valenza terapeutica cominciava molto prima... Non ricordo un evento scatenante preciso ma accadeva che ad un certo punto qualcuno, di solito mia mamma, osservasse:  sei pallida, gli occhi infossati, sono diverse notti che ti sento smaniare nel sonno, e sto dolore alla bocca dello stomaco... "Chissu è scantu, uora chiamu a za Pippiniedda e ci jamu " ( = "questo è spavento, ora chiamiamo a 'za Pippiniedda e ci andiamo" ) . Si fissava un appuntamento, doveva essere alla sera, dopo il tramonto, e mai la Domenica perché giorno di festa e i Santi, come anche le Anime del Purgatorio, non si potevano disturbare per questi interventi. Stabilito l'appuntamento ci si adoperava per portarle qualcosa: dei biscotti fatti in casa, delle primizie della campagna, un po' di vino... Non perché si potesse ripagarla in questo modo ma perché non era pensabile andare a trovare qualcuno "chi manu vacanti" ( = a mani vuote). 
Di fatto, quando già sapevi che quella certa sera saresti andata a "fàriti u scantu", ti partiva un bel sospiro di sollievo (oggi diremmo diaframmatico) che cominciava ad allentare la tensione... E metà del gioco era fatto. 
La sera dell'appuntamento  era un turbinio di sensazioni: da un lato la religiosa devozione verso la pia donna, che metteva il suo santo dono a tua disposizione, dall'altro il sottile eccitante e indicibile sospetto che ci fosse qualcosa di strano, di inspiegabile , di magico. 
La casa era nel centro storico, di quelle con la scala stretta e i gradini alti. L'arredo era quello comprato al tempo del matrimonio, i centrini facevano sfoggio di loro stessi e delle bomboniere degli eventi speciali, ogni cosa aveva una storia e la manifestava con la bellezza immobile e ordinata di una casa senza più bambini. In un angolo un tavolo basso e rotondo con le foto ingiallite dei cari estinti il vasetto di fiori freschi e il lumino acceso; al centro una cornice grande con la foto in bianco e nero, leggermente sgranata, di un bel giovanotto con una giubba militare che sarà stato il suo abbraccio eterno nella fredda Russia. Quattro chiacchiere di dovuti convenevoli, con i quali si chiedeva dello stato di salute di tutto il parentado, e poi ti si chiedeva di alzare la maglietta fino a scoprire lo stomaco. Nel frattempo la signora andava lentamente in cucina e ne usciva con il piattino dei biscotti e una tazzina che sapevo già conteneva   olio di oliva. Si sedeva accanto, infilava il pollice nella tazzina, lo faceva sgocciolare un poco e socchiudendo gli occhi portava la mano verso la sua fronte per farsi il Segno della Croce, sussurrando così piano che giusto la prossemica ti faceva intendere qualcosa... Con l'indice unto ti replicava la Croce appena sotto lo sterno, " 'nta ucca di l'arma" (= nella bocca dell'anima ) e continuava lenta e impercettibile la sua preghiera,  dischiudendo appena appena le labbra e continuando sempre lentamente il massaggio a forma di Croce; a volte indugiando più volte sulla linea verticale altre su quella orizzontale... Ero  assolutamente rapita da quel rituale, quasi avevo timore a respirare per non disturbare e la curiosità era tanta che avrei voluto continuasse ancora per provare a capire qualche parola... Invece ad un certo punto si fermava, dischiudeva gli occhi e, mentre col tovagliolo ti asciugava la pelle unta, prima di farti rimettere giù la maglietta, prendeva a parlare normalmente, ma sempre con voce dimessa, con mia mamma: " a picciridda iera vieru scantata". Quella era la fase terapeutica più incisiva, la conferma autorevole che, riconoscendo e nominando un problema, di fatto lo sconfiggeva. Il rituale si doveva ripetere per tre giorni di fila... Ogni sera al ritorno a casa in macchina, io e mio fratello  ci scambiavamo informazioni su quali parole avessimo sentito sussurrare ( accadeva anche abbastanza spesso che ci "scantassimo" assieme magari giocando) con la speranza che unendo le nostre forze  avremmo svelato il mistero in barba a tutti gli  adulti! 
La preghiera, infatti,  era segreta e i suoi versi, così come tutto il resto del rituale, era custodito gelosamente. Il rito si poteva insegnare solo a qualcuno di grande fiducia, che avesse già ricevuto la Cresima e che promettesse di non esercitare prima della morte di colui/colei che glielo aveva insegnato. A za Pippiniedda lo aveva detto a tutti che a sua figlia Rosalia le cose le aveva insegnante tutte, e tutti sapevamo quindi che la santa cristiana ci aveva garantito l'assistenza anche dopo la sua dipartita. Anche questo ero un gesto d'amore caritatevole. 
Suggestione, magia, fede, abilità manuale nel massaggio o terapia catartica che fosse, di fatto cominciavo a fare dei profondi respiri liberatori, mi tranquillizzavo e infine tutto passava. 
A za Pippiniedda una volta me lo aveva chiesto se volessi imparare a fari u scantu. Ci dovevamo incontrare la notte del Venerdì Santo ,ad una messa speciale,  durante la quale, per completare la formazione, avrei dovuto masticare delle foglie  d'ulivo. La santa cristiana si raccomandava poi che fossi consapevole che non dovevo esercitare prima che morisse... Quel Venerdì Santo per lei non arrivò più  e io capii, per la prima volta, il senso devastante della morte che non si ferma di fronte agli impegni di nessuno... 
A za Pippiniedda non sapeva fare solo u scantu, ma pure " a matri sbarata", una sorta di scantu cronicizzato, a "ciarmatìna", con cui ad esempio si fermava il Fuoco di Sant'Antonio ( Herpes Zoster), " livàri u maluocchiu" (= togliere il malocchio) e fare " u suli 'ntiesta" (= il sole in testa) ossia curare l'insolazione. Chissà quante altre cose sapeva fare e chissà se me le avrebbe insegnate... Di certo mi ha insegnato una cosa stupenda: un sorriso affettuoso ed un caldo abbraccio sono ingredienti magici. 

Per chi volesse dedicarsi ad una lettura storica seria:



Per le amiche di Ispirazioni & Co. 
A T T E N Z I O N E   A T T E N Z I O N E A PAG. 84!!!!!!!







Con questo post partecipo a Ispirazioni & Co. 




per la raccolta nr. 12 a tema Magia




19 commenti:

  1. Tradizioni simili c'erano anche qui in Calabria, che io sappia e qualcuno che toglie il malocchio ancora si trova :) sono belle storie, mi interesserebbe saperne di più su queste antiche credenze,che ormai si stanno perdendo perché non ci crede più nessuno... o meglio "non è vero ma ci credo" ma è meglio non farlo sapere troppo in giro.
    Ti auguro una buona festa dell'Immacolata.

    P.S. povero Lupo :D

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    1. Grazie Poiana, quando vuoi facciamo un meeting sull'argomento!

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  2. Meraviglioso ... sai che mi piacerebbe tantissimo leggerlo ....anche la mia nonna marchigiana segnava il malocchio a suo dire ... chissà se era vero ... ed usava olio di oliva in un piatto di acqua posto sulla testa .... assieme a preghiere e segni della croce ... una credenza fantastica ... mista a paura e magia ....bellissimo post ....grazie di averlo condiviso ... un abbraccio ... caldo in fondo mi chiamo Pippiniedda anch'io <3

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    1. Grazie Giusy, quello che racconti somiglia al metodo per togliere l'insolazione "u suli 'ntiesta"!!! Che belle le nostre tradizioni !!!

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  3. Che post GRANDIOSO Maria!!! Mi hai riportato alla mia infanzia!... Anche da me c'era una za Peppenedda, ma era nota come a Pinnulara: quante volte ho avuto il piattino sulla testa ed ho sentito il suo mormorio nelle orecchie... GRAZIE per questa magia: oggi qui mi sono sentita proprio a casa :) STRAORDINARIA tu :***

    P.s. Ahahahahahahah Per affascinare il lupo!!! Pensa quando il Lupo appurerà che esiste una simile arma in giro... :DDD

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    1. Grazie a te Regina! Pinnulara perchè ? Aveva le ciglia lunghe? Se d'estate hai bisogno e passi da qui ti faccio "u suli ntiesta";) Quello lo so fare!!!! Nb: secondo me il Lupo ha messo in conto già roba del genere quando si è unito ad un gruppo prevalentemente di donne!!!

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  4. Belle queste tradizioni.
    Qui in Piemonte c'erano i setmin,i settimini,nati di sette mesi. Curavano tutto o quasi. Segnavano i vermi,gli acetoni..... chissà se ne esistono ancora.
    Però adesso che mi ci hai fatto pensare, potrei parlare del barbun 'd Vagera,il barbone di Valgera. Appena riesco :)
    Ciao

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    1. ma davero ... io sono settimina e mica lo so se sono magica ... ma no ... sono un'eccezione :))

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    2. Si che sei magica Giusi!
      Marina

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    3. Si che sei magica Giusi!
      Marina

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    4. Aspetto di leggerti Patricia! Giusy, vuoi vedere che ti ho aperto una rivelazione ???

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  5. Belle queste tradizioni.
    Qui in Piemonte c'erano i setmin,i settimini,nati di sette mesi. Curavano tutto o quasi. Segnavano i vermi,gli acetoni..... chissà se ne esistono ancora.
    Però adesso che mi ci hai fatto pensare, potrei parlare del barbun 'd Vagera,il barbone di Valgera. Appena riesco :)
    Ciao

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  6. Fantastico racconto, lo sai che sono meridionale di origine? Hai fatto ricordare anche a me una signora del paese che sapeva farlo. L'ho vista all'opera una sola volta e mi rimase molto impressa.
    La zia Pippinella è stata sicuramente una maga e ti ha lasciato una bella eredità se la ricordi con tanto amore!

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    1. Grazie Rosy, ci sono cose che rimangono fisse nella mente per sempre :) Di dove sei originaria?

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    2. Sono nata a Scilla (RC) ma ho sempre vissuto in Piemonte...(abito a 2 passi da Patricia Moll).
      La signora in questione in realtà era di acerenza della Basilicata e ora non c'è più. Una persona rude, molto severa stampo di una volta...

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  7. Hai scritto un post spettacolare, Maria.
    Complimenti!!!!
    Bellissimi i ricordi della tua infanzia, meravigliose le atmosfere. Bellissimo tutto.
    Mi sto domandando se qui da me, in Trentino, ci siano tradizioni/credenze analoghe. Probabilmente sì, ma non ne sono a conoscenza.
    Grazie per la condivisione!

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    1. Grazie Federica, magari puoi approfittare delle festività natalizie per indagare con i parenti più anziani.... io sono troppo curiosa di sapere !!!

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  8. Stupenda questa storia magica che ci hai raccontato.
    Un meraviglioso tuffo in un passato prezioso e assolutamente da recuperare! Grazie <3

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    1. Grazie a voi Fabiola, i ricordi sono la nostra ricchezza e condividerli li rende ancora più preziosi

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Grazie anticipatamente per i tuoi commenti :)